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Vent’anni è l’arco di tempo di una generazione. E’ passata cioè una generazione da quando, nel 1994, si è chiusa l’attività estrattiva delle miniere, dopo oltre cent’anni di attività. In questo frattempo, dal 1994 ad oggi, sono nati, cresciuti e diventati giovani donne e uomini, nostri concittadini che non hanno mai sentito l’urlo della sirena che annunciava il cambio del turno di lavoro, che non hanno mai respirato nell’aria, nei vestiti dei minatori l’odore di lignite. La lignite è stata la dannazione e la ricchezza di questa terra. Per poterla estrarre sono stai distrutte case, chiese, antichi castelli. Interi borghi. Ma la lignite ha dato anche lavoro, ha dato anche la possibilità, alle nuove generazioni di studiare, di avere un lavoro diverso, meno pesante di quello dei loro padri, dei loro nonni. Ripensare a quei tempi significa cercare di non perdere la memoria, di tenere uniti quei fili che ci legano a questa terra. Ma il ventennale non è solo un’ occasione per ricordare il passato è anche un momento in cui possiamo riflettere e discutere sui cambiamenti che sono intervenuti, sul nuovo paesaggio che man mano ha modificato il nostro orizzonte quotidiano. Attorno alle due torri di raffreddamento della centrale elettrica, che rappresentano un elemento di continuità tra il passato e il presente, si sono formati nuovi elementi naturali e moderni insediamenti. Un’altra realtà che nel tempo subirà ulteriori modifiche. Ed è proprio per poter capire questa nuova realtà che il comune di Cavriglia e il museo di Mine ha invitato i principali attori di questo cambiamento, perché questo processo, ancora in fieri, avvenga nella piena consapevolezza della comunità.

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