Dal 16 dicembre negli spazi del museo MINE

Comincia così il Natale dei minatori…

1968: corrono cinquant’anni da un data che ha modificato il mondo.

Il 1968 è anche l’anno dei minatori delle Carpinete che la Notte di Natale si accampano con le tende in piazza Guido Monaco ad Arezzo e vengono accolti in cattedrale la notte di Natale da Monsignor Cioli. I minatori delle Carpinete varcano la soglia assieme ai fedeli con in testa elmetti e in mano la lampada a carburo…

A cinquant’anni da quella vicenda il museo MINE ricorda nei suoi spazi, con un report speciale, l’episodio che vide i minatori impegnati fra l’autunno e l’inverno 1968 in una lunga e complessa vertenza.

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1968. Corrono cinquant’anni da un data che ha modificato il mondo. Il 1968 fu un fenomeno che si allargò a tutto il pianeta assumendo connotati e sfumature diverse. Si respirava nell’aria una volontà diffusa di rigenerazione sociale che iniziava a mettere in discussione i valori dominanti, nella scuola e nella fabbrica. Il ’68 arrivò anche in Italia, ufficialmente con gli episodi di Valle Giulia, ma ovviamente i prodromi erano da cercarsi negli anni precedenti.

L’economia del Valdarno nel decennio dei Sessanta sta mutando aspetto. Con la riforma agraria e l’abbandono delle campagne il settore tessile diviene trainante. Le miniere, che fino a pochi decenni prima erano in grado di dare lavoro a migliaia di persone stanno cambiando sistema di lavoro, introducendo la meccanizzazione del processo estrattivo, le miniere a cielo aperto. Nuove ricchezze e nuove povertà si affacciano in questi anni e il fondovalle inizia a rivestire un ruolo economico e sociale non indifferente. Le campagne si spopolano e i paesi si ingrossano…

Sono anni di battaglie, nel mondo industriale e in quello agricolo, dove si chiede il superamento delle forme organizzative ancora legate alla mezzadria. Accesso all’istruzione, diritti civili, trasformazioni nel mondo del lavoro. Gli anni che precedono il 1968 sono in fermento. Lo sono anche dal punto di vista culturale e musicale. Tutto ciò “esploderà” nel 1968.

In questo clima il 1968 arriva anche in Valdarno tra scioperi, vertenze sindacali e rinnovamento del mondo dell’arte. Molti si ricordano ancora l’edizione del Premio di Pittura Masaccio come qualcosa che fino ad allora non si era mai vista. A San Giovanni ci sono in quell’anno un gruppo di giovani artisti e critici che nei decenni successivi segneranno il panorama dell’arte contemporanea. Fra questi Alighiero Boetti, Francesco Guerrieri, Gianni Pettena e il gruppo Ufo. In particolar modo gli ultimi due si concentrano su Palazzo d’Arnolfo realizzando una suggestiva installazione ed un happening che fecero discutere per molti anni…

Il 1968 è l’anno delle Carpinete. Esse sono l’ultima miniera rimasta nel Comune di Cavriglia ad adottare il sistema di escavazione in galleria. Numerose sono state le vicende che hanno interessato questa vecchia miniera. Prima della seconda guerra mondiale era gestita da una Società che estraveva la lignite in sotterraneo, come avveniva in tutto il bacino lignitifero del Valdarno. Il passaggio della seconda guerra vede la miniera “militarizzata” con i minatori richiamati dalle armi perché più utili al lavoro estrattivo.

Una miniera, però, che ha difficoltà a riprendersi dopo la guerra. Arriva così la decisione con i primi scioperi, singolari, con i minatori che si asserragliano nel sottosuolo. Sono anni importanti questi nel bacino lignitifero, sono gli anni delle battaglie perché il nuovo piano estrattivo del progetto Santa Barbara cambierà fisionomia ai luoghi e toglierà lavoro ai minatori. Sono anni di occupazioni illegali delle miniere e gestione con cooperative.
Alla fine anche alle Carpinete arriva la gestione diretta della cooperativa.
Una miniera, quella delle Carpinete, dove gli infortuni sono tanti, soprattutto fra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Gli incendi si susseguono e mettono in difficoltà il lavoro; le gallerie spesso si riempiono di grisou oppure lavorando sui “finali” accade spesso ai minatori di rimanere schiacciati sotto un pezzo di lignite che si stacca all’improvviso.
Mentre il progetto Santa Barbara si concretizza con l’escavazione a cielo aperto già alla fine degli anni Cinquanta, alle Carpinete si lavora ancora in galleria dopo 20 anni.

I tempi stanno cambiando e i minatori chiedono nell’autunno del ’68 di poter essere incorporati ormai in Enel, la società che sta gestendo tutta l’estrazione della lignite nel bacino del Valdarno. Nell’autunno del 1968 si respira l’aria delle battaglie di un tempo, quelle che avevano segnato la storia del bacino minerario fin dalla fine del 1800.
La convivenza fra il sistema di escavazione in galleria e quello a cielo aperto sta diventando un problema per le Carpinete. Far compete 45 uomini con bracci meccanici è una lotta impari. Alle Carpinete ci vorrebbero investimenti, ma mancano i soldi. Inoltre la “Santa Barbara” che scava crea problemi di stabilità al suolo e a chi deve scendere a 100 metri sotto terra.

 alle ore sette i minatori decidono di occupare la miniera. Rimarranno sotto terra 3 giorni attirando la curiosità dei giornali “elmetto in testa, con una scorta di minatori con lumi a carburo siamo arrivati in fondo alla discenderia. Abbiamo preso una galleria di sinistra, un budello stretto con le rotaie per i carrelli nel centro e un piccolo viottolo per camminare. L’ambiente è umido, poi si fa caldo, sempre più caldo quando giungiamo sul posto di lavoro. E’ qui che i minatori scoprono il banco di lignite”…
La questione delle Carpinete diviene in due mesi problema nazionale. A questa prima manifestazione ne seguono altre, marce di protesta a San Giovanni Valdarno, riunioni in assemblea, comunicati stampa, proclami.

Il 15 dicembre 1968 La Nazione titola: Trascorreranno la notte di Natale accampati nelle piazze di Arezzo. I minatori delle Carpinete stanno dando vita ad una forma di protesta mai vista sino ad allora: una veglia che li porterà ad occupare una piazza ad Arezzo… oggi lo chiameremmo “presidio permanente”.

Il 24 dicembre 1968 i minatori del Valdarno e le loro famiglie giungono ad Arezzo, in piazza Guido Monaco montano le tende accanto all’albero di Natale. Monsignor Cioli decide di celebrare la Messa fra le tende e di accogliere i minatori la notte di Natale nella cattedrale della città.

La questione delle Carpinete si risolverà solo il 22 luglio 1969 con il tanto agognato accorpamento al bacino lignitifero del Valdarno.