20 febbraio ore 18.30 – Auditorium del museo

12729021_462563593942908_3780489396681754987_n

Sarà all’insegna dell’arte la chiusura del programma di iniziative promosse dall’Amministrazione Comunale in occasione della “Giornata della Memoria”. Sabato 20 febbraio alle 18 e 30 al Museo Mine di Castelnuovo dei Sabbioni verrà inaugurata la mostra “Piero Sadun 1938 – 1948, Genesi di un’artista”. L’esposizione che il Comune di Cavriglia ha il piacere e l’onore di ospitare grazie alla collaborazione della Comunità Ebraica di Firenze Siena, è una rielaborazione della mostra tenuta nei mesi scorsi alla Pinacoteca Nazionale di Siena, che privilegia in particolare il rapporto di Piero Sadun con il territorio di Arezzo. L’artista nativo di Siena infatti, nel 1943 fu costretto a fuggire dalle deportazioni portate avanti dai nazisti nei confronti degli ebrei. Una fuga che lo portò ad aggregarsi alle formazioni Partigiane del Casentino, per le quali combatté durante la Resistenza dall’autunno del 1943 al luglio 1944 e occupandosi tra l’altro delle cure dei prigionieri tedeschi nel campo di Marzana. Prorpio a questo periodo risalgono buona parte dei dipinti che saranno esposti al Museo Mine.
Lo sviluppo della mostra sarà arricchito da un corredo di pannelli di approfondimento e una scelta di fotografie, documenti e filmati storici provenienti da fondi diversi che permettono di comprendere meglio la formazione culturale e la poetica di Piero Sadun. Il Comune di Cavriglia e il Museo Mine hanno potuto realizzare questa importante iniziativa, oltre alla già citata Comunità Ebraica di Siena- Firenze, anche grazie alla disponibilità dei proprietari delle opere, prima tra tutti gli eredi di Piero Sadun, alla collaborazione con la Pinacoteca Nazionale di Siena/Polo Museale della Toscana, della Fondazione Ambron e Castiglione e della Regione Toscana. La mostra sarà ospitata nell’Auditorium del Museo Mine a Castelnuovo dei Sabbioni dal 20 febbraio al 13 aprile.

 
IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA DI PIERO SADUN, IL MUSEO MINE SARA’ ECCEZIONALMENTE APERTO SECONDO IL SEGUENTE ORARIO : 10.00-13.00; 18.00-21.00

Gli orari in cui la mostra sarà aperta al pubblico sono i seguenti: dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per informazioni rivolgersi alla segreteria del museo Mine allo 055/3985046

La Mostra
Il tema principale é la prima fase del percorso artistico di Piero Sadun (Siena 1919 – 1975), attraverso una scelta di opere tratte da collezioni pubbliche e private conservate a Siena e a Roma, nell’ arco cronologico compreso tra il 1938 e il 1948. Il progetto espositivo prende l’avvio attorno al 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali da parte del regime fascista, per cui Sadun, come tanti giovani ebrei, dovette lasciare la scuola, nel suo caso, il liceo Enea Silvio Piccolomini di Siena, fino ad arrivare ai primi anni del dopoguerra, quando l’artista si trasferì a Roma, iniziando una nuova fase della sua ricerca. Se infatti è più nota la produzione di Sadun posteriore agli anni ’40 che dal cubismo arriva all’informale, in questa prima fase il pittore fu tra i pochissimi suoi contemporanei ad affondare le proprie radici in una intensa esplorazione della pittura figurativa, documentata da alcune opere che sono state selezionate per questo progetto espositivo.
Un primo nucleo compreso tra il 1938 e il 1942, porta la firma “T. Duna”, lo pseudonimo che Sadun si era auto-imposto negli anni delle leggi razziali. A questo periodo, appartengono tra gli altri, alcuni grandi disegni preparatori agli affreschi che Sadun dipinse per Mario Bracci in alcune sale nell’ex Certosa di Pontignano tra il 1940 e il 1941, e alcuni dei disegni realizzati per illustrare il poemetto in prosa di Mario Verdone “Citta dell’uomo”, stampato a Siena nel 1941. La famiglia Bracci, Mario Verdone e Cesare Brandi furono le figure di riferimenti per quegli anni difficili in cui la persecuzione ebraica diventava sempre più dura. Nel novembre del 1943, dopo il rastrellamento degli ebrei senesi, Piero Sadun, in quanto ebreo, dovette fuggire da Siena e, grazie all’aiuto di Don Luigi Rosadini, parroco di Vignano, raggiunse e soggiornò per alcuni mesi a Castiglion Fiorentino. Inizia il periodo in cui la produzione di Sadun è rivolta agli orrori della guerra testimoniata da un corpus di disegni (Disegni della Resistenza, 1943 – 1944), che realizzò dal novembre al giugno, e che hanno il loro centro nei bombardamenti di Castiglion Fiorentino (19 dicembre 1943) e nell’esperienza partigiana vissuta sopratturro a a Marzana in un piccolo ospedale creato per i partigiani feriti o malati. Queste disegni mostrano oggi, nel 70° anniversario della fine della II Guerra Mondiale, una sofferta testimonianza di quel tempo, particolarmente coinvolgente proprio perché vissuta nella provincia di Arezzo.
Alcune delle opere successive, datate tra il 1945 e il 1948, rappresentano l’inizio di un nuovo percorso in cui rappresentazioni legate alla memoria della guerra convivono con rinnovati interessi sul presente e con l’inizio di una ricerva di nuove forme espressive.

Biografia di Piero Sadun (1919-1974)
Piero Sadun nasce a Siena nel 1919 da famiglia ebraica. Scopre la sua vocazione artistica precocemente, da ragazzo, esercitandosi a copiare i maestri del passato e frequentando i corsi serali dell’Istituto d’Arte di Siena. Costretto dalle leggi razziali a lasciare il liceo trascorre fra la città natale e Firenze la prima giovinezza, dove segue lezioni di pittura presso lo studio di Primo Conti e poi di Memo Vagaggini. Nel 1940 è invitato da Mario Bracci ad affrescare alcune pareti nell’ex Certosa di Pontignano e da allora fino alla fine della guerra tutte le sue opere saranno firmate T. Duna. Nel 1941 illustra il poemetto in prosa: “Città dell’uomo” di Mario Verdone. Nel 1943, costretto dalle deportazioni a fuggire, raggiunge le formazioni partigiane del Casentino, combattendo dall’autunno del 1943 al luglio 1944 e occupandosi tra l’altro, delle cure dei prigionieri tedeschi nel campo di Marzana. Sono di questo periodo i suoi “Disegni sulla Resistenza”. Si trasferisce dopo la guerra a Roma, dove esordisce nel ’45 in una collettiva con Scialoja e Stradone. Al gruppo, due anni dopo, s’unisce Ciarrocchi; ed è assieme ai compagni, introdotto da Cesare Brandi, che Sadun espone alla galleria del Secolo in una mostra che sancisce la sua lontananza dai linguaggi – post-cubisti – allora in voga, così come dal gruppo di giovani che si riuniranno quell’anno stesso in “Forma”. La sua pittura – inattuale o, come scriverà Brandi con un battesimo rimasto celebre, “fuori strada” – è ora pregna di memorie che risalgono a Van Gogh, a Scipione e a Soutine, densa di materia stesa in vampate serpentinanti sulla tela; Sadun vince importanti premi e concorsi in tutta Italia, due borse di studio in ambito europeo ed è presente a molteplici mostre ed esposizioni sia collettive che personali. Nel ’50 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia (ove tornerà nel ’60 con una sala personale). Nel 1960 s’apre quella che sarà la sua ultima stagione, segnata da una definitiva opzione astratta. Nel 1966 insieme ad altri artisti contemporanei costituisce un gruppo che dette vita alla Rivista “Qui Arte Contemporanea”. Dal 1949 al 1969 è spesso richiesto dal coreografo A. Millos per la realizzazione delle scene ed i costumi di balletti per il Teatro dell’Opera di Roma. Legato con uno stretto rapporto di amicizia a molti intellettuali tra cui Brandi, Magnani, Bussotti, Verdone, Scialoia, ecc, ha vissuto una vita densa di accadimenti anche drammatici.Di lui hanno scritto tra gli altri, Cesare Brandi, Toti Scialoia, Palma Bucarelli, Guido Piovene, Mario Verdone, Lionello Venturi, Alfredo Mezio, Marco Valsecchi, Lorenza Trucchi. Muore a Siena nel 1974 a soli 55 anni per una malattia incurabile.