Una mostra che aprirà le sue porte sabato 12 ottobre alle ore 17.00 presso Palazzo Pretorio a Figline Valdarno.

FB_IMG_1570129404709Foto, lignite, lampade d’epoca, video e tanti altri documenti, manufatti, strumenti da lavoro  e fotografie. Sono questi gli oggetti e le immagini raccolti nella mostra che ha visto coinvolti diversi attori: il Comune di Figline e Incisa Valdarno, il Comune di Cavriglia, il museo MINE, il Circolo Fotografico Arno e il collezionista Emilio Polverini.

Una mostra itinerante che rimarrà a Figline fino al 17 novembre per poi approdare al museo fino al 31 dicembre 2019 patrocinata dalla Regione Toscana, dalla Città Metropolitana di Firenze e dalla Provincia di Arezzo.

Dietro ad ogni museo ci sono storie  e dentro ogni storia ci sono infiniti perché. Questa volta abbiamo scelto di raccontare la storia con una mostra. L’idea infatti è quella di conservare la memoria del territorio, dei suoi lavoratori e di coloro che qui risiedevano fino agli anni ‘70, analizzando come la presenza delle miniere – in particolare quella di Castelnuovo Sabbioni – abbia avuto un impatto sulla comunità valdarnese e sul suo paesaggio. Per farlo ci siamo concentrati su un periodo meno esplorato dell’attività dell’industria mineraria, gli anni ‘60-’70 del ‘900, per arrivare a riflettere su come i siti estrattivi ormai dismessi possano essere riqualificati e riutilizzati.

La mostra rientra nelle politiche culturali che questa Amministrazione promuove nell’ottica di riportare alla memoria la storia del territorio, attingendo anche e soprattutto ai ricordi di chi ci vive e di chi ne conserva le tracce, fotografiche ma non solo – hanno spiegato la Sindaca di Figline e Incisa Valdarno, Giulia Mugnai, e l’assessore Francesca Farini -. Inoltre, sottolineare ciò che la miniera era e ciò che è oggi rappresenta non solo un’occasione per farla conoscere, ma anche un modo per riflettere su come troppo spesso l’economia detti le regole e i ritmi di vita delle persone, stravolgendo anche il paesaggio in cui vivono ed esaurendone le risorse. Non a caso, un’intera sezione della mostra è dedicata proprio ai minatori, per i quali la miniera era sì un luogo di lavoro, ma soprattutto di socializzazione, di condivisione e di lotta per i propri diritti. Insieme a Cavriglia, stiamo lavorando affinché questo pezzo di storia venga trasmesso anche alle generazioni future, in quanto espressione di un’intera comunità; è per questo che siamo al lavoro su progetti condivisi, di cui questa mostra rappresenta solo una prima concretizzazione, funzionali a valorizzare l’ex area mineraria situata a ridosso dei due comuni”.

Nel comune di Cavriglia da decenni si lavora a tutto ciò che riguarda la salvaguardia della memoria della miniera e del suo mondo – ha spiegato il vicesindaco di Cavriglia, Filippo Boni – Sono stati editi libri e tesi di laurea, sono state organizzate mostre fotografiche, opere d’arte e un museo, il Mine di Castelnuovo dei Sabbioni, che ricorda e ricostruisce l’epoca incredibile della coltivazione della lignite. Questa mostra, condivisa orgogliosamente con la comunità di Figline e Incisa Valdarno, vuole essere un’ulteriore testimonianza di tutto ciò. Le nostre miniere di lignite hanno rappresentato un unicum non soltanto in Toscana, ma in tutta Italia. Solo nei bacini minerari della Rhur, in Germania, si è verificato qualcosa di simile a ciò che è accaduto a Cavriglia. I processi antropologici, economici, sociali, geologici e sociologici che sono scaturiti, hanno modificato non solo il paesaggio ed i processi di welfare della comunità, ma anche le coscienze delle generazioni che si sono succedute durante la coltivazione del bacino. Il rapporto tra l’uomo e la miniera nel corso del tempo è stato quasi ancestrale, come quello che si è creato nel corso della storia tra popoli che hanno vissuto vicino ad una montagna sacra o ad un grande vulcano attivo, che da una parte scalda e rigenera i suoi popoli e la terra e dall’altra la distrugge e la trasforma. A Cavriglia è stato così. Ma tutto questo non è solo legato al passato, ma anche al futuro. Le prospettive che si stanno creando nell’ex miniera con il recupero dell’area mineraria e nei terreni limitrofi con il Parco dello sport, rappresentano qualcosa di straordinario che potrebbe rivoluzionare nuovamente per sempre la storia magica di questa terra”.

All’interno dell’esposizione abbiamo previsto anche  momenti di approfondimento: la presentazione del libro San Donato in Avane il 30 ottobre alle ore 18.00 (sala Sarri) curato da Filippo Boni e momenti per le scuole che potranno prenotare delle visite guidate infrasettimanali, scrivendo a:
c.benedetti@comunefiv.it.