09 Apr 2020
category: luoghi , miniere ed energia , narrazione .

Le miniere di Gaville

(Estratto da un incontro tenutosi dal museo MINE nel 2018 presso la Casa della Civiltà Contadina di Gaville.)

“Lungo la catena dei monti che separa la valle dell’Arno da quella del Chianti affiora un potente banco di lignite di formazione pliocenica. Gli affioramenti sono facilmente visibili secondo una larga striscia di lateriti di color rosso mattone le quali altri non sono che il prodotto della cottura di una zona di stelliccione che qui ricopriva con poca potenza la lignite, cottura causata da una spontanea combustione della lignite presso i punti di affioramento. In alcuni luoghi, come in quello detto Piombino sotto Gaville, vi sono massi di legno così sterminati che il signor Targioni descrivendoli afferma non averne veduti di uguali nei più antichi ed inviolati boschi della Maremma …”

Alla fine del 1800 a Gaville il Duca di Broglie si limitò a sfruttare il giacimento di lignite affiorante impiegando pochissimi pigionali o mezzadri. Il cambiamento avvenne nel 1894 quando il fattore Luigi Bossini, intuendo la volontà del duca di vendere la fattoria di Gaville, cominciò l’esercizio della miniera Piombino. I lavori si realizzarono a cielo aperto e anche in sotterraneo. L’apertura delle miniere portò subito dei benefici agli abitanti della popolosa frazione di Gaville e le famiglie dei mezzadri e dei pigionali trovarono sempre qualcuno dei propri membri da impegnarvi. L’apertura delle miniere di lignite di Piombino e Terrossi, così vicine, cominciò a far identificare una parte della vita della frazione con l’attività mineraria. Il mercato della lignite fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del ‘900 iniziò ad ampliarsi e Pasquale Gambassini, altro esercente minerario, aprì la miniera a San Donato in Avane, località anch’essa nel Comune di Figline Valdarno e poco distante da Gaville. Gli impianti della miniera del Piombino si trovavano poco distanti dal torrente e da Gaville. Durante la prima guerra mondiale la miniera ebbe un buono sviluppo.

Il banco lignitifero aveva uno spessore di 10 metri, dei quali i primi cinque di qualità discretamente buona e i rimanenti di lignite assai scadente. Nelle miniere della Ditta Luigi Bossini l’abbattimento della lignite si faceva mediante una rete di gallerie colle quali si accedeva ai cantieri che avevano la forma di camere di circa 20 metri quadrati di superficie e alte quanto la potenza dello strato di lignite. Queste venivano colmate di terra a misura durante l’abbattimento della lignite. Nel 1908 la corrente elettrica semplificò il lavoro in miniera e il piccolo treno a trazione animale si modernizzò col vapore portando il carico del minerale alla stazione di Figline. Il trenino di Gaville, meno noto di quello che portava i minatori nel bacino di Castelnuovo ma altrettanto importante, costeggiava il torrente Cesto per un momento, poi proseguiva quasi parallelo alla via comunale che arrivava a Figline, deviava un attimo sulla vecchia via provinciale Aretina e giungeva ai piazzali della ferrovia del paese.

Alle miniere di Gaville e di San Donato gli addetti erano abbastanza numerosi fin dai primi anni di apertura. Ma le condizioni di lavoro non erano le migliori e gli infortuni erano frequenti, come quello che accadde al minatore Carlo Billi: “L’infortunio avvenne nei lavori del cantiere Piombino e precisamente al V° livello. Il Billi era entrato in miniera verso le 10 assieme al compagno compaesano Guido Pasquini. Al momento dell’infortunio il Billi e il Pasquini si trovavano a lavorare in una camera di abbattimento di dimensioni minori e stavano eseguendo degli incastri al cielo della camera. Il lavoro si eseguiva a cottimo. Ad un dato istante un faldone di lignite del peso di 100kg senza alcun preavviso si staccò dal di sopra del Billi e cadde addosso. Il Pasquini, che si trovava a pochi passi dal Billi liberò prontamente il compagno del paese. Il povero Billi fu trasportato in barella a Gaville dal medico che gli riscontrò la frattura della colonna vertebrale.”

La miniera di San Donato era situata a 9 km circa sud-ovest dell’abitato di Figline Valdarno e in prossimità del territorio di San Giovanni… “I terreni lignitiferi appartenenti al Benefizio di San Donato in Avane sono situati tra le proprietà Ricasoli- Firidolfi e Rosselli del Turco. In essi esiste nel sottosuolo e per tutto l’appezzamento posseduto dalla Chiesa di San Donato un potente banco di lignite, il quale vedesi affiorare nel borro che forma il confine ovest di detta proprietà. Il banco è di una compattezza eccezionale, non presenta restringimenti, rotture né soluzione di continuità né è dato a luogo ad incendi od altri accidenti di sorta. La compattezza è tale che è raro il caso di vedere in miniera armature per sostegno delle gallerie. La lignite è costituita da parte torbosa e lignite bianca”…

Le miniere di lignite ebbero sempre degli alti e bassi durante la prima metà del 1900. Aperture e chiusure, assunzioni e licenziamenti. Nel 1936 aprì una grande azienda chimica a Figline Valdarno, la Società Toscana Azoto, che riuscì a dare lavoro a 200 addetti facendo calare la disoccupazione nel Comune. L’idea era semplice: si sarebbe sfruttata la lignite per produrre ammoniaca sintetica, acido nitrico e nitrato di calcio. In un primo momento la società utilizzò la lignite proveniente dalla miniera Rupinata, la cui coltivazione era iniziata nel 1929, miniera che possedeva anche una teleferica per il trasporto della lignite. Poco tempo dopo iniziò lo sfruttamento della miniera Borro ai Cozzi, nel bacino del Cesto e infine nel 1940 quella della miniera Balzetino a Gaville. La Società produsse fertilizzanti per l’agricoltura e il suo marchio era quello di un galletto nero rappresentato all’interno di un quadrato…

La seconda guerra mondiale, il passaggio del fronte in Valdarno e la ricostruzione post bellica avrebbero portato altre storie e altri cambiamenti al territorio prossimo alla frazione di Gaville…

(P. Bertoncini)


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