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Sala 4 – Secondo Piano

Spazi, uomini e tecniche.

Per comprendere la complessità del lavoro in una miniera è necessario conoscere la terminologia, capire i ruoli assegnati agli uomini che lavorano e conoscere gli attrezzi utilizzati. Le gallerie delle miniere venivano tracciate, ovvero scavate. La coltivazione di un giacimento era il complesso delle operazioni con le quali il minerale veniva asportato dallo sterile, cioè il sistema che permetteva di dividere la lignite dall’argilla. In Valdarno le coltivazioni avvenivano mediante camere. Per esplorare, tracciare e coltivare era indispensabile fare delle gallerie a diverse profondità, o livelli. Non c’erano pozzi di estrazione e quelli presenti erano utilizzati per le ventilazioni. Le miniere avevano tutte un’uscita di sicurezza. Le gallerie erano armate, costruite cioè in modo tale da sostenere le varie gallerie. Dagli anni ’40 del 1900 furono introdotte armature metalliche, usate in gallerie destinate a rimanere aperte per molto tempo, in gallerie dove non c’erano pressioni eccessive, in luoghi dove per la presenza di acqua e di aria l’armamento in legname sarebbe marcito e in gallerie completamente di terra. Una volta portata in superficie la lignite seguiva un altro iter e tante erano le attività di pari importanza alla coltivazione del banco sottoterra. La lignite era destinata a vari mercati perciò era necessario classificarla.

 

I minatori si dividevano tra chi lavorava sottoterra e chi sui piazzali. Il turno di lavoro, la sciorta, ha avuto orari variabili nel corso del tempo fino alle 8 ore su tre turni. Nei piazzali e negli uffici si lavorava invece con turno unico di 8 ore. I minatori erano divisi in compagnie sotto la responsabilità di un caposervizio e di un sorvegliante. Una compagnia era composta da 3/5 persone: capo minatore, minatore e caricatore. Più compagnie si occupavano di una bocca di miniera e lavoravano su vari livelli contemporaneamente. Il lavoro veniva pagato con un salario base e a cottimo.

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Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “LABORATORI CULTURALI”, il Bando tematico che la Fondazione dedica ai musei toscani per contribuire alla realizzazione di progetti volti all’innovazione digitale e allo sviluppo di nuovi pubblici.