18 Feb 2021
category: luoghi , narrazione .

Massa dei Sabbioni. Storia di un borgo, storia di un’antica fattoria.

Oggi Massa dei Sabbioni è un piccolo borgo in espansione, arroccato su una fascia di basse colline che non superano i 600 m.s.l.m. Il nuovo impianto urbanistico ha modificato la struttura originaria, non permettendo più una facile lettura di quello che è stato il paese nel suo passato, ovvero il centro principale di una fattoria mezzadrile fino agli inizi dell’Ottocento. Massa ha poi subito, come tutti i paesi che si affacciano sul bacino minerario, profonde trasformazione lungo tutto l’arco del Novecento ed infine ha vissuto l’odierno exploit di costruzioni edilizie.

Per scoprire la storia di questa frazione del Comune di Cavriglia è necessario partire dal Medioevo e dagli Archivi Parrocchiali della Diocesi di Fiesole, dai quali sappiamo che il primo nucleo e la chiesa, situata nella piazza centrale e dedicata a San Pietro, risalgono a prima del 1299. Per avere poi le prime documentazioni riguardanti la fattoria di Massa bisogna aspettare la metà del 1500, quando il borgo divenne parte delle proprietà al di fuori dalla città di Firenze dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. L’Ospedale di Santa Maria Nuova era stato fondato come ente laico assistenziale alla fine del Duecento da Folco Portinari, padre della famosa Beatrice, quella di Dante, con lo scopo di prendersi cura delle persone più
indigenti della città di Firenze. L’Ospedale già dopo la sua creazione andò incrementando i propri possedimenti grazie ad acquisti e donazioni.

Dalla documentazione presente nel fondo di Santa Maria Nuova risulta che la costituzione della fattoria di Massa avvenne per fasi, alcune antecedenti all’acquisizione dell’Ospedale, attraverso donazioni e acquisti. Nel 1553 la proprietà della fattoria si arricchì di altre tre unità produttive: il podere delle Macie di Sopra, il podere delle Macie di Sotto e il podere di Volpi.
Nei primi anni del Seicento la fattoria venne ispezionata dall’Amministrazione dell’Ospedale con una visita di Don Barnaba degli Oddi. Grazie al suo resoconto conosciamo oggi gli aspetti riguardanti la vita che si svolgeva tra le colline, la struttura della fattoria, le abitazioni e le coltivazioni. I poderi compresi nel patrimonio della fattoria in questi anni arrivarono a dieci: Poderuzzo, Pianale, Caiano, Torsoli, Frantoio a Camonti, Castelnuovo. Non era una grossa fattoria e i poderi non avevano tutti le stesse dimensioni, il più grande era quello di Caiano dove però, a causa dell’altitudine non si coltivava grano, viti o olivi; mentre il podere di Torsoli era il più piccolo. Sappiamo anche che presso la Chiesa di San Pietro si svolgevano le attività amministrative e sociali e vi si trovava la casa del fattore. La casa era provvista di cantina, tinaia, frantoio e macinatoio per le olive, era anche abbastanza grande tanto da ospitare coloro che venivano mandati a far dei controlli sulla proprietà da parte dello Spedale fiorentino. Per quanto riguarda le coltivazioni sappiamo che i poderi per la maggior parte erano coltivati a vite e olivo, come avviene anche oggi; i boschi, situati nei poderi più collinari, erano pieni di marroni e castagne e fornivano apporto energetico fondamentale per la dieta dei contadini. Qualche anno dopo ai dieci poderi se ne aggiunsero altri sei raggiungendo così la massima espansione della fattoria: Cafaggiolo, Colle e Poggio di Colle, Casanuova sopra e Casanuova sotto ed infine Casuccia.

Nel 1767 la fattoria di Massa venne poi ceduta dall’Ospedale di Santa Maria Nuova in affitto, probabilmente a causa di difficoltà legate alla gestione del notevole patrimonio accumulato negli anni. I poderi rimasero nominalmente gli stessi, dotati ognuno di una casa per il lavoratore, con seminativi scelti in base alla collocazione geografica del terreno, come già
avveniva negli anni precedenti. Alla scadenza dell’affitto il 25 aprile 1781, non senza qualche accesa controversia, i poderi della fattoria di Massa, insieme ad altri possedimenti dell’Ospedale vennero allivellati così
come era stato stabilito dalle riforme leopoldine. Alcuni di questi terreni vennero acquistati dagli stessi contadini che già lavorano la terra. Grazie a questa nuova tipologia di contratto dalla metà dell’Ottocento avvennero alcune sostanziali modifiche nella struttura socio-economica del piccolo borgo: alcuni dei poderi vennero affrancati dal livello, pratica questa prevista nei nuovi contratti del periodo leopoldino. Le famiglie che riuscirono in questa impresa furono i Bondi, i Baldi, i Beni diventando dei piccoli proprietari – coltivatori.


Questo nuovo equilibrio economico subì forti mutamenti con l’inizio dell’escavazione della lignite sul finire dell’Ottocento. Benché pochi fossero i poderi della ex fattoria coinvolti nell’estrazione del materiale fossile anche questa zona, come tutto l’intero Comune di Cavriglia, subì un forte incremento demografico e i coltivatori possidenti furono incentivati a ristrutturare le proprie abitazioni, creando modesti e ristretti appartamenti da dare in affitto. Tutto questo accade anche alla casa del fattore a cui vennero addossati nuove costruzioni in maniera disordinata e disomogenea rendendo oggi quasi del tutto irriconoscibile la struttura originaria.
Lo sconvolgimento più grande che vide coinvolti i terreni dell’Ospedale, però avvenne con il passaggio all’escavazione a cielo aperto della lignite e con il seguente abbandono del paese di Castelnuovo. Conseguenza dell’abbandono fu l’utilizzo del podere del Frantoio di Castelnuovo, chiamato anche ‘Fattoio’, impiegato per lo spostamento e il nuovo alloggiamento degli abitanti del paese di Castelnuovo. Dopo la chiusura delle miniere, Massa dei Sabbioni ha continuato la sua espansione lungo la strada statale che la taglia in due senza perdere del tutto i campi coltivati a olivi e vigne che un lontano passato a portato fino a noi.

(G.Peri)


tags: #agricoltura , #antichefattorie , #cavrilgia , #massadeisabbioni , #minierecavriglia , #portinari , #spedaledisantamarianuova , mezzadria , storie , tuscany.

Iscriviti alla nostra newsletter

lab culturali

Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “LABORATORI CULTURALI”, il Bando tematico che la Fondazione dedica ai musei toscani per contribuire alla realizzazione di progetti volti all’innovazione digitale e allo sviluppo di nuovi pubblici.