05 Apr 2022
category: narrazione , persone .

“Morina Girolami: una donna delle miniere”

Ricostruire la storia di una persona vissuta dei primi del Novecento, quando ancora la tecnologia non aiutava nella conservazione delle informazioni, non è mai semplice, bisogna cercare negli archivi, nei libri, ascoltare i racconti delle persone che anche se per poco tempo possono aver incrociato la via dell’oggetto della ricerca. Marzo vede nei suoi primi giorni la ‘Festa Internazionale delle Donne’ e per questo motivo, l’articolo che vi proponiamo vuole raccontare alcune delle vicende vissute da Maria ‘Morina’ Girolami, una delle donne della miniera, e ricordare che le donne hanno contribuito alle lotte, alle proteste e ai lavori dell’area mineraria.

Maria Girolami nasce il 27 marzo 1881 nel Comune di Bucine, e fino ai primi anni del Novecento non risulta residente nel Comune di Cavriglia e prima di spostare la sua residenza nel comune delle miniere aveva vissuto per un certo periodo anche nel Comune di Gaiole. A Cavriglia la sua residenza era alla Dispensa, un agglomerato di case ai piedi del borgo di Castelnuovo dei Sabbioni. Vi avrebbe vissuto fino ai primi anni Sessanta, quando l’escavazione a cielo aperto aveva costretto le persone a spostarsi più a monte, dove non era presente il giacimento di lignite e anche Maria si trasferì a Camonti. Dopo tre anni, dal suo trasferimento a Cavriglia, Maria si sposò nel 1903 con Fedele Tonchi dal quale avrà un figlio.

Il soprannome Morina le era dovuto, presumibilmente, dalla carnagione e dai capelli scuri, di lei abbiamo una breve descrizione nel libro, Dal buio della miniera alla luce della libertà. L’antifascismo e la Resistenza nel Comune di Cavriglia e nel bacino lignitifero del Valdarno, di Antonio Santoni. Morina era alta, formata, espressione dura ma volto piacevole e come afferma poi Santoni: “la Morina in gioventù doveva essere stata davvero una bella ragazza”. Santoni fa un accenno anche al carattere della donna raccontando un episodio avvenuto prima del passaggio del fronte. Morina come molte altre donne, sapeva cucire e a qualche giovane del posto aveva anche insegnato a tener in mano ago e filo. Un giorno da lei, notoriamente conosciuta come profondamente comunista, così viene descritta anche nel libro, si presenta un fascista per farsi cucire una camicia nera, con l’intento di sbefferggiarla. Morina però non si ferma davanti alla richiesta, cuce la camicia sotto gli occhi del fascista e gliela consegna, insieme
alla stoffa gli presenta anche un conto da pagare, cosa alquanto insolita per lei che spesso
infatti non chiedeva soldi a chi sapeva non avesse modo di assolvere al debito, a qualcuno
poi non faceva pagare nemmeno la stoffa.

Morina è anche una delle cinque donne processate per i fatti del ‘21 avvenuti in miniera. Il 23 marzo 1921 fu un giorno che segnò la storia delle miniere, due fatti concomitanti avvenuti in quella data, da una parte il licenziamento in tronco di 430 operai, dopo mesi di trattative con la Società Mineraria, e dall’altra l’arrivo nella zona di squadristi fiorentini che quel giorno celebravano il primo anniversario della fondazione dei ‘Fasci Combattenti’, resero l’aria incandescente. Presto la situazione degenerò, negli uffici della direzione della Società Mineraria venne ferito il direttore, l’ingegnere Raffo, ma la peggio toccò ad un ingegnere, Agostino Longhi, che per uno scherzo del destino si trovava in visita alle Miniere di Cavriglia proprio quel giorno. E quel giorno fu ucciso forse perché ritenuto un poliziotto. Il giorno stesso iniziarono gli arresti e anche Morina fu catturata. La presenza della Girolami alla direzione della Mineraria non è sicura, secondo Santoni lei, il 23 marzo del ’21 non c’era, altre fonti orali invece ne ammettono la presenza, perché come afferma lo stesso Santoni per i sentimenti politici della Girolami non poteva non esserci in quella grande e numerosa sollevazione popolare. Il processo che iniziò qualche mese dopo le vide comminati due anni e sei mesi di pena. Il periodo successivo sarà molto difficile per Morina e la famiglia, lei condannata alla prigione e il marito, noto come uomo del sindacato e comunista, alla disoccupazione; i due hanno inoltre il figlio adolescente da crescere. Saranno anni di ristrettezze e dolore, culminanti nella morte di Fedele.

Oggi di lei si ricorda solo il nome in una delle vie del paese di Santa Barbara, unico nome femminile a testimoniare che anche le donne erano presenti nella vita delle miniere.

(G. Peri)


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