16 Ago 2020
category: luoghi , narrazione .

Storia di una collezione: la nascita del museo delle miniere

I musei sono molte cose; senza dubbio sono lo specchio della loro collezione formatasi nel tempo, vera e propria anima del museo. Di solito le collezioni sono il risultato di molteplici fattori e di circostanze insolite che si intrecciano nei secoli con le vicende e le personalità dei collezionisti, oscillando spesso fra dimostrazioni di potere e mecenatismo. Quando i tempi sono cambiati e sono state “aperte al pubblico” le collezioni dei musei sono divenute esse stesse storie che si raccontano, capaci di intrecciare il loro passato con la storia della loro musealizzazione. Queste storie a loro volta continuano a mescolarsi e trasformarsi ancora incontrando i visitatori…. Entrare in un museo è viaggiare nello spazio-tempo, non c’è luogo più curioso e movimentato nella apparentemente staticità … Un museo va guardato dal verso giusto!! Difficile arrivare al punto di partenza della storia e ancor più complesso determinare un punto di fine. Un museo è connessione, sempre.

Sentiamo molto spesso dire che i musei sono partecipativi, aperti al dialogo e allo scambio con i pubblici, con i territori, che creano interazione, condividono contenuti, progetti, conoscenza … Il patrimonio che i musei tutelano, promuovono e valorizzano è parte integrante di ognuno di noi che dovrebbe sentirsi addosso la responsabilità di questa custodia; ognuno di noi è depositario di una parte del patrimonio della comunità. Il discorso è complicato ma in qualche modo si lega alla singolare storia  che vogliamo raccontare questo mese. 

Andiamo indietro nel tempo. Nella scuola elementare di Castelnuovo dei Sabbioni c’era un museo. Nei primi anni Novanta del secolo scorso venivano a visitarlo molte classi delle scuole del Valdarno.  Proprio questo fatto spinse le insegnanti di allora a riflettere sull’importanza dei reperti posseduti e da ciò nacque l’esigenza di riorganizzarli in modo più sistematico. Partirono da questo presupposto per organizzare il nuovo museo:  “una struttura museale assolve ai suoi compiti se riesce a suscitare nel visitatore l’interesse per le vicende passate e a porsi come punto di riferimento e di partenza per quelle future”. Lo scopo era preciso, il museo sarebbe stato un punto di incontro sociale e fruibile da tutta la comunità. 

La vicenda andava però indietro nel tempo: anni prima una comunità aveva preso in mano la propria storia, “musealizzandola” e condividendola Questa prima collezione è il nucleo principale dei reperti e degli oggetti esposti oggi al museo Mine, costituitasi 43 anni fa. Dall’apertura del museo, nel 2012, poi si sono aggiunti altri pezzi, documenti, libri e fotografie, donati dalla comunità residente nel territorio e nel Valdarno che hanno permesso alla collezione di ampliarsi e di svilupparsi sempre mantenendo questo spirito di condivisione e partecipazione. Si racconta anche così la memoria di una terra, memoria che per qualcuno è una specie di magazzino dove dei custodi conservano il ricordo, il passato fatto di oggetti, vecchi album da sfogliare, racconti e per qualcun altro invece la memoria si costruisce e si plasma attraverso tracce che non chiedono altro che d’esser lette. La collezione del museo MINE si muove fra questi due poli.

Anno scolastico 1977-1978. La maestra Alessandra Camici insegnava alle scuole elementari di Castelnuovo dei Sabbioni, all’epoca intitolate al poeta figlinese Vittorio Locchi. Gli anni Settanta sono anni particolari per la didattica scolastica. I temi ambientali, la scoperta del territorio e della sua storia erano spesso affrontati e discussi a scuola. L’ambiente e la storia erano temi strettamente connessi  alla formazione e all’educazione. Erano gli anni delle sperimentazioni e del tempo pieno dove si potevano fare progetti di interclasse. Così ha inizio la nostra storia. Un gruppo di insegnanti e di bambini provenienti da diverse classi impostò un progetto di ricerca importante: esplorare il territorio alla scoperta della storia del paese e delle miniere. Gli anni Settanta sono stati il periodo nel quale le miniere cielo aperto di lignite erano a pieno regime e l’escavazione aveva già iniziato a modificare il paesaggio circostante. Le miniere in galleria, con i loro oggetti e le storie di chi vi aveva lavorato stavano scomparendo. L’idea molto semplice ed efficace che venne in mente al gruppo di insegnanti fu quella di raccogliere questa memoria in un piccolo museo scolastico. Furono coinvolti 15 alunni e si iniziò il progetto. La scuola contattò la miniera per poter accedere ai bacini di scavo.

Nei dintorni di Bomba i bambini recuperano i minerali che oggi fanno parte della collezione del museo e altri reperti. Alla scuola vennero consegnati anche due carotaggi per far comprendere com’era fatto il sottosuolo. Iniziò il percorso che avrebbe portato all’esposizione. Il piccolo museo scolastico aveva diverse bacheche nelle quali si conservava il materiale. Ogni oggetto era stato catalogato dai partecipanti sotto la supervisione delle insegnanti e dei geologi che lavoravano in miniera. Una mano l’aveva data anche Rambaldo Marcucci che a Castelnuovo dei Sabbioni, nella sua ex abitazione, aveva dato vita ad un piccolo museo. Per l’allestimento i ragazzi avevano studiato il percorso di visita e redatto una piccola guida illustrata che ricostruiva la storia geologica del territorio, quelle sociale e quella lavorativa. Un piccolo spazio era stato dedicato agli oggetti della miniera, strumenti, indumenti e materiali che ricordassero le vicende lavorative in galleria. Il passo successivo fu il coinvolgimento della comunità attraverso la registrazione dei racconti dei testimoni, dei quali purtroppo oggi abbiamo perso le tracce.

Fu costruito anche un plastico che mostrava le trasformazioni in atto nel territorio.

Nel 1994 il museo era ancora a scuola e negli anni era stato visitato da numerosi studenti. I tempi stavano cambiando, le classi aumentavano; gli spazi del museo dovevano ridursi. Mentre la vecchia scuola elementare Vittorio Locchi veniva inserita in quello che è oggi è noto come l’Istituto Comprensivo Dante Alighieri, il piccolo museo veniva consegnato al Comune e si trasferiva in via Papa Giovanni XXIII a Castelnuovo dei Sabbioni divenendo il primo centro di documentazione delle miniere di Cavriglia. 

I tempi sono cambiati ancora. Qualche decennio dopo nel vecchio paese di Castelnuovo è stato aperto il museo Mine che al suo interno ha esposto proprio una serie di oggetti che provengono da questo piccolo, sperimentale, museo scolastico e di comunità. Le attività con le scuole sono riprese e una collezione nata dal lavoro di ricerca dei più piccoli con l’aiuto della famiglie e della comunità è ritornata nuovamente aperta alla comunità e molte altre persone. 

Una storia che siamo riusciti a ricostruire attraverso documenti, schede di catalogazione e vecchie fotocopie. Quando abbiamo parlato con la maestra Camici, lei si è commossa perché un progetto di quasi 50 anni fa continua a vivere ed arricchirsi delle storie e degli oggetti della comunità.

(P. Bertoncini)


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Il progetto è realizzato grazie al contributo di Fondazione CR Firenze nell’ambito di “LABORATORI CULTURALI”, il Bando tematico che la Fondazione dedica ai musei toscani per contribuire alla realizzazione di progetti volti all’innovazione digitale e allo sviluppo di nuovi pubblici.