09 Apr 2020
category: luoghi , miniere ed energia , narrazione .

La Mineraria in Maremma

La lignite è presente in altre zone della Toscana e alcune di esse hanno avuto dei collegamenti con la storia delle miniere del territorio di Cavriglia. E’ il caso della miniera del Baccinello. La storia di questa miniera è legata ad una scoperta particolare, avvenuta il 2 agosto 1958 quando al suo interno venne rinvenuto un eccezionale reperto fossile, una scimmia antropomorfa della specie Oreophitecus bambolii, soprannominata Sandrone. La scoperta avvenne  grazie al lavoro del paleontologo Johannes Hurzeler.

La storia della miniera del Baccinello però inizia molto prima, nel 1916 quando il Sindaco di Scansano firmò il verbale di apertura della miniera. Essa raggiunse ben presto una buona produzione, fino agli anni Venti del 1900. Poi si alternano momenti di aperture e di chiusure, produzione e crisi. L’arrivo della seconda guerra mondiale incrementò di nuovo la produzione e gli occupati ma durò poco. Già negli anni Cinquanta la crisi che investì  buona parte delle miniere italiane arrivò anche qui e nell’aprile del 1959 si fermò la produzione. Alcuni episodi  della storia della miniera di Baccinello hanno similitudini con quanto avvenne in quegli anni anche in Valdarno. Dei minatori maremmani,  del loro lavoro e delle dure condizioni di vita ne parlò Luciano Bianciardi assieme a Carlo Cassola proprio nel libro I minatori della Maremma del 1956: a Baccinello erano occupati nel 1946 oltre 400 operai. La produzione era ridotta soprattutto a causa dell’attrezzatura antiquata (mancava tra l’altro un pozzo di estrazione e l’estrazione si faceva a mezzo discenderie interne ed esterne). La crisi delle ligniti nazionali indusse la Mineraria del Valdarno a una rapida smobilitazione delle sue miniere. A Baccinello le ore lavorative furono ridotte da 48 a 35 e poi a 24 e il 28 maggio 1948 la miniera fu chiusa. Solo una piccola parte dei lavoratori sarebbe  stata riassunta successivamente. Venne costituita una cooperativa, la LAMIBA per volontà dei lavoratori stessi…

La Mineraria del Valdarno che compare nel testo di Bianciardi aveva avuto rapporti con la miniera del Baccinello già da molto tempo … Era il 12 agosto 1916 e attorno ad un tavolo sedevano i rappresentanti delegati del gruppo della Tenuta del Baccinello, il cav. Anselmo Pochintesta e l’ing. Alfredo Gerli. Di fronte a loro i “colossi” del tempo: la Società Ilva con Max Bondi e Arturo Luzzatto, la Società Carbonifera Industriale Italiana e la Società Toscana di Industrie Agricole e Minerarie, rappresentate sempre da Max Bondi e la Società Mineraria ed Elettrica del Valdarno con il suo presidente Arturo Luzzatto. L’incontro avrebbe permesso il passaggio della Tenuta del Baccinello ad una nuova Società all’interno della quale ci sarebbero stati nuovi azionisti.

La tenuta del Baccinello fra i Comuni di Scansano  e Roccalbegna  in origine aveva una estensione di 1200 ettari – successivamente si sarebbe ampliata –  fra boschi, casolari, fattorie. Negli atti era stato scritto chiaramente che tutto sarebbe passato ad una nuova società, anche i diritti sul soprassuolo e sul sottosuolo nonché tutti i minerali e i prodotti di qualunque natura già scavati esistenti entro i confini della proprietà. La cessione comprendeva  anche casolari, fattorie e il bestiame, i conti colonici e i  raccolti e in  generale ogni qualunque accessorio e cosa inerente alla proprietà e al fondo minerario. La nuova società si sarebbe occupata di gestire la miniera e i fondi, pagando alla ormai ex tenuta del Baccinello un affitto su ogni tonnellata di lignite estratta, calcolato sulla media del prezzo reso dal carbone di Cardiff. Le Società partecipanti all’incontro si divisero anche i consiglieri d’amministrazione , 2 andarono alla Società Mineraria ed Elettrica del Valdarno, 3 all’Ilva, 2 al Consorzio del Baccinello e i restanti fra la Società Carbonifera e la Società Toscana Industrie Agricole e Minerarie.

La storia continua ad intrecciare a proprio modo i due bacini minerari, Baccinello e Castelnuovo dei Sabbioni.

Il 23 marzo 1921 avvenne l’uccisione di  Agostino Longhi, ingegnere delle miniere di Baccinello in visita alle miniere di Castelnuovo. L’episodio si inserisce in un momento particolare costituito da dinamiche complesse fatte di scioperi, licenziamenti, ascesa e affermazione del fascismo. Sta di fatto che quel giorno di marzo alle miniere di Castelnuovo avvenne l’epilogo di una serie di vicende che si erano succedute da tempo e un tumulto operaio si trasformò in un grave fatto di sangue. Nelle miniere valdarnesi si sparse presto la voce che fossero in arrivo degli squadristi fiorentini. Così i minatori presero possesso dell’intera zona lignitifera assediando la palazzina della direzione. Il direttore Raffo vista la situazione decise di intervenire per calmare gli animi, durante una discussione venne ferito ad una gamba. Fu fatta richiesta per trasportarlo presso l’ospedale di Figline Valdarno e proprio quando si trova all’interno dell’auto pronta a partire l’ing. Longhi, scambiato per errore come commissario di polizia, venne ucciso.  Il 26 marzo a Figline Valdarno si svolse il funerale, organizzato dalla Società Mineraria ed Elettrica del Valdarno. La vicenda colpì molto gli ambienti moderati del paese e fu così che il Comune intitolò a Longhi anche la piazza ai piedi dell’Ospedale Serristori.

Mentre a Baccinello una galleria porta ancora oggi il nome di Agostino Longhi, i rapporti fra i due bacini minerari  continuarono ad andare avanti. Il 23 ottobre 1935 l’azienda Baccinello, di proprietà della Società Mineraria del Valdarno, cambiò nuovamente nome e assetto societario. All’epoca l’azienda, che si trovava a 30 km circa da Grosseto aveva una estensione di  1.626.78 ettari posti fra Scansano, Roccalbegna e Campagnatico, 24 poderi, era attraversata dal Trasubbio e oltre ai boschi possedeva terreni coltivabili e coltivati con grano avena ed orzo oltre a campi per i pascoli del bestiame.  I fabbricati erano rappresentati da una fattoria, 18 case coloniche, 18 abitazioni e 17 immobili ad uso industriale. Vi era anche la ferrovia a scartamento ridotto che collegava Baccinello ad Arcille, lunga 13 km.

Nel 1930 la Società Mineraria del Valdarno aveva deciso di effettuare la sospensione dei lavori presso la miniera del Baccinello perché l’esercizio era ormai in perdita da anni. Inoltre la lontananza della proprietà dal centro di gestione rendeva complesso seguire le attività e la sua organizzazione. Così i soci della Mineraria erano giunti alla decisione di eseguire la concentrazione dell’azienda di Baccinello ad altra società da costituire alla quale sarebbero state trasferite tutte le attività. Cinque anni dopo si era arrivati all’atto costitutivo della Società Agricola Industriale Maremmana, con sede a Firenze. Una società che fra i suoi scopi aveva quelli di estrarre, utilizzare e commerciare, direttamente o dopo la trasformazione, la lignite e ogni combustibile derivato, di procedere alla coltivazione dei terreni in affitto e in proprietà nonché occuparsi dell’allevamento e del commercio del bestiame e dei prodotti agricoli. Alla Società inoltre venivano trasferiti dalla Mineraria un bel po’ di immobili ed impianti: tutti i fabbricati e gli impianti industriali compresi i terreni di proprietà su quali sorgevano i fabbricati industriali e civili e gli impianti industriali, tutti i macchinari fissi e mobili, le ferrovie a scartamento ridotto e ordinario, le condutture telefoniche, elettriche e le cabine relative addette all’industria mineraria – agraria, i condotti e i canali delle acque, gli impianti per l’abbattimento,  per le estrazioni, il deposito, il trasporto e la trasformazione della lignite; tutti i sottosuoli lignitiferi con i relativi giacimenti, le miniere di lignite in proprietà e uso e concessione con tutti i diritti inerenti di servizio di escavazione; tutti i terreni con gli edifici, suoli e soprassuoli. La Società Mineraria si preoccupò anche di trasferire alla nuova società tutte le macchine, gli utensili, i veicoli  e gli oggetti di selleria, le macchine e i complessi agricoli, il legname e i prodotti agricoli raccolti o in via di raccolta, il bestiame (greggi e mandrie), le colombaie, le conigliere e il pollame. 

Qualcosa rimase ancora alla Mineraria, se nel 1948, passata la guerra, all’ingegner Enzo Camici fu chiesto di redigere l’elenco dei beni presenti presso Baccinello che costituivano ancora parte del capitale della Mineraria…

(P. Bertoncini)


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