17 Mar 2018
category: miniere ed energia , narrazione , persone .

La miniera di Agostino

Nel settembre 2012, durante un incontro pubblico con i vecchi minatori del nostro territorio Agostino Camici, classe 1926 ci lasciò la sua testimonianza. L’epoca di cui parla è il secondo dopoguerra, gli anni a cavallo del periodo delle grandi lotte dei minatori, quelle degli anni Cinquanta. Lotte che scoppiarono in concomitanza del cambiamenti del processo produttivo dell’escavazione della lignite, quando dalla galleria si passò alla meccanizzazione delle miniere con l’introduzione di grandi macchine escavatrice che avrebbero mutato il paesaggio del nostro territorio nel tempo.


Agostino Camici ha lavorato per molto tempo nelle miniere di Cavriglia. Come accadeva a molti di questa terra anche il padre aveva avuto a che fare con le miniere. Faceva il calzolaio ed aveva lavorato alla Società Mineraria. Prima della guerra aveva fatto anche lo spingitore alla teleferica, perchè da noi c’era la teleferica che collegava gli Allori con Castelnuovo dei Sabbioni e con la Centrale Elettrica.

Agostino nel 1946 faceva il caposervizio alla miniera realizzando molti disegni e progetti. Ho iniziato nel 1946 come disegnatore alla Società Mineraria del Valdarno. Poi da disegnatore assieme ad un colonnello che apparteneva all’Ufficio Geografico Militare ho lavorato come scritturale e con lui ho imparato a fare i rilievi tecnici ed i disegni delle miniere.Si è fatto il rilievo di tutte le miniere e delle gallerie principali e l’ho messi in dei registri, perchè ogni miniera aveva il suo registro. Io facevo tutti i disegni dove c’erano i capisaldi e poi li utilizzava il direttore della miniera. Il mio lavoro di caposervizio è arrivato quando il sorvegliante più anziano è andato in pensione. Dal quel momento ho iniziato a coordinare i lavori e assieme agli altri sorveglianti organizzavo i turni di lavoro e tutto ciò che c’era da fare. I turni erano di 8 ore, perchè in quel periodo si lavorava su 3 turni nelle 24 ore, sempre continui. Io personalmente ne facevo 8, stavo in ufficio ed assieme ai sorveglianti decidevo quali dovevano essere i lavori da fare. Alla fine del mese, siccome i lavori erano a cottimo, io dovevo fare anche le paghe per i minatori. Si lavorava dalle 8 alle 16, mi sembra, dalle 16 alle 24 e dalle 24 alle 8 della mattina dopo.

Il lavoro in miniera era duro e pochi erano i momenti di pausa. Per il pranzo erano i minatori stessi ad organizzarsi, a seconda dei lavori. Le compagnie di tracciamento erano fatte da due minatori mentre invece quelle di abbattimento, quelle che asportavano la lignite erano due minatori più un caricatore. Per mangiare molte volte andavano nelle gallerie abbandonate. Il pranzo del minatore era costituito da molto pane, qualche uovo, un po’ d’olio. Fra i minatori c’era anche chi portava il vino. Mentre l’acqua veniva rifornita dall’esterno con dei barili che arrivavano fino giù ai piedi della discenderia, lì nei garage dove venivano portati questi barili. Chi aveva bisogno andava lì.

Si lavorava molto e le temperature sottoterra potevano essere alte. Io ho misurato anche a 46° e mi dovevo fasciare la mano per tenere su il termometro. In altre compagnie di abbattimento poteva esserci più fresco; come per esempio alla Miniera Pulini, la concessione più alta di tutte, dove la lignite era quasi affiorante, molto dura e fresca, non certo come in alcuni posti, come alla Miniera Basi.

Mi ricordo che quando c’ero io facevano della lignite in pezzatura grossa e in pezzatura più piccola. Quella più piccola poi doveva andare all’impianto di mattonelle, mentre invece quella grossa veniva stivata per farla essiccare e poi veniva mandata nelle zone di consumo.

I sorveglianti che si trovavano ad ogni bocca di miniera assegnavano ai minatori il lavoro indicando anche la compagnia. Esse potevano cambiare a volte, a seconda dei lavori che c’erano da fare. Il sorvegliante decideva dove poteva mandare il minatore, da un posto ad un altro; da una traversa ad un’altra, oppure da un sistema di abbattimento ad un altro. Era il sorvegliante che decideva. Poi per sapere quali compagnie erano al lavoro, sui piccoli treni che venivano riempiti di lignite ci attaccavano il numero della compagnia.Così io alla fine del mese potevo far loro la busta paga perchè il vagoncino quando saliva in superficie veniva pesato sulla bascula.La lignite veniva divisa in galleria. I pezzi grandi venivano messi su un vagoncino, quelli piccoli su un altro. In entrambi i vagoncini si metteva il numero della compagnia.

I minatori non avevano grandi protezioni al lavoro e anche il casco è arrivato tardi. Durante il lavoro c’erano quelli che lavoravano anche a torso nudo, secondo il calore che c’era nelle gallerie, in miniera, nelle camere di abbattimento, le scarpe erano alte e grosse.

Ecco mio padre era uno che faceva questo tipo di scarpe per i minatori

La miniera è luogo pericoloso e gli infortuni accadevano, sui piazzali in esterno ma anche nelle gallerie. Io ho assistito alla morte di un minatore. In una camera di abbattimento della Miniera Basi. Mentre eravamo a fare i rilievi con il colonnello, è morto questo minatore perchè si è staccato un pezzo grosso e l’ha schiacciato. Poteva capitare a chi metteva le mine ma in quel momento questo minatore lavorava con l’incastrino e con la marra per tirare giù dei pezzi non tanto grossi, da poter caricare… e invece si è staccato un pezzo grossissimo. La camera di abbattimento, il luogo nel quale la squadra scavava la lignite era fatta grosso modo sui 5 metri, 2 metri per la galleria e gli altri 3 metri che venivano estratti con le mine oppure con la marra. Venne informata subito la Direzione. Presso la miniera c’era una specie di ospedaletto e i feriti di solito venivano portati lì.


tags: agostino camici , castelnuovo dei sabbioni , escavazione a cielo aperto , infortuni , lavoro in miniera , miniera , storie.

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