30 Giu 2021
category: guerre , narrazione , persone .

Piazza IV novembre: 4 luglio 1944

Nel Comune di Cavriglia, a Castelnuovo dei Sabbioni e a Meleto si commemorano ancora oggi il 4 luglio le vittime degli eccidi del 1944. Essi non rappresentano solo un drammatico episodio della seconda guerra mondiale ma anche una delle pagine più buie della storia italiana. I fascicoli riguardanti il Valdarno emersero attorno alla metà degli anni Novanta del secolo scorso dall’armadio della vergogna, un mobile all’interno del quale furono depositati, e poi dimenticati, centinaia di faldoni contenenti la documentazione raccolta dalle autorità italiane nelle inchieste aperte contro i responsabili delle atroci azioni avvenute nel nostro paese durante il conflitto mondiale.

Il tempo ha mutato molte cose e altre ne ha cancellate nel territorio cavrigliese ma la storia dell’eccidio si narra ancora di famiglia in famiglia. Qualcuno sopravvisse all’episodio ed ha avuto la possibilità di raccontare alle giovani generazioni la sua esperienza; altri, i ragazzi e le ragazze di allora crebbero col ricordo di aver perso i propri cari, i genitori, i fratelli, i mariti. Sono persone oggi che con i loro racconti permettono di poter ascoltare l’incredulità, il dolore, la sofferenza che segnano una vita, che tracciano lo spartiacque di una comunità e che lasciano la memoria agli altri perché sia raccolta e raccontata ancora. Gli uomini rastrellati nei paesi di Castelnuovo dei Sabbioni, Meleto, Massa, San Martino morirono in aie, di fronte ad un muro e furono sepolti in piccoli cimiteri di campagna. Oggi restano i cippi, le targhe con l’elenco delle vittime, le inchieste alleate, le registrazioni audio e le fotografie. Documentazione importante per comprendere, per leggere quanto accadde ma anche per riflettere su quanto accade oggi nel mondo. Non c’è mai qualcosa che rimane “immobile” nel tempo e la rilettura di un documento, la sua comparazione con altri portano sempre a rivedere, ad approfondire, a scavare. E’ per questo che musei ed archivi hanno senso di esistere, sono spazi nei quali il sapere si costruisce passo passo, oggetto per oggetto, da una fotografia, da un racconto, da una storia.

I rastrellamenti a Castelnuovo iniziarono verso le ore 7.30 di mattina. La Messa era terminata da poco e le suore del vicino asilo sentirono una forte sparatoria. Spaventate si rifugiarono nel pianterreno dell’edificio, nel salone del teatrino. Il cancello si aprì e arrivarono i soldati armati. Senza poter prendere niente le sei suore si avviarono fuori dall’abitato. I tedeschi dopo aver bloccato gli accessi al paese stavano rastrellando casa per casa. Ogni maschio che veniva trovato o che si consegnava – la paura era che bruciassero la casa altrimenti – veniva intruppato. I gruppi che si andavano formando furono poi condotti in piazza IV novembre, la piazzetta formata dalla curva di due strade, sotto la parete rocciosa che regge la via la quale porta alla chiesa, come la descrisse Don Aldo Cuccoli il 4 luglio 1954.
Saputo che era possibile tornare nelle proprie case a prendere qualcosa, tre suore ed una ragazza si avviarono verso l’edificio. Il parroco Don Ferrante Bagiardi, rastrellato e portato nella piazza assieme agli altri abitanti del paese chiese ad una suora di prendere le particole dentro la chiesa del paese e di consumarle. Suor Maria Delfino prese la Sacra Pisside del Ciborio ma non osò aprirla. Poi si diresse verso la Cappellina annessa all’Asilo delle suore e trasse fuori la Pisside, nascondendola sotto la mantellina. Tornata alla piazzetta vide la mitragliatrice, posta una quindicina di metri dagli uomini. Fu allora che la suora consegnò l’ostia al parroco. Non ci volle molto tempo agli uomini radunanti per capire il destino che li stava attendendo.
La suora cercò di allontanarsi ma un ufficiale le si parò davanti. Il timore era quello di essere trattenuti; con forza si fece largo fra i soldati e imboccò via Camonti. Arrivarono anche le altre due suore che videro gli uomini inginocchiati e il parroco dar loro la Comunione. Anche Arduina Beni aveva osservato la scena dal muro della piazzetta. Suo padre era in mezzo agli altri. Gli uomini consegnarono i documenti e gli orologi ma Arduina non riuscì ad assistere all’esecuzione, si allontanò, le mancò la forza.

Fu aperto il fuoco della mitragliatrice: si udirono forti grida. In un attimo la vita della piccola comunità di Castelnuovo fu stravolta. I tedeschi incendiarono i cadaveri, minarono il paese, che per fortuna non saltò, scassinarono l’ufficio postale e tentarono di portarsi via il caveau della banca che lì si trovava. Nella chiesa asportarono il marmo del Ciborio e devastarono altri oggetti dell’altare. Entrarono anche nell’asilo delle suore e incendiarono le case. I cadaveri rimasero insepolti e non toccati per 7 giorni. Il vescovo Mons. Giovanni Giorgis venne a piedi da Fiesole per vedere quanto era accaduto. Anche la tumulazione dei cadaveri avvenne con difficoltà. Complesso riconoscere le salme, le donne non avevano la forza di trasportarli al cimitero. Vennero altri uomini, esortati dal cappellano di San Pancrazio, Don Aldo Cuccoli. Un cavallo attaccato ad un barroccio per sei volte fece la strada che porta al cimitero. Furono sepolti in un’ampia fossa. Poco tempo dopo una tomba avrebbe riportato i loro volti.

(P. Bertoncini)

 

Testimonianze tratte da:
NARCISO POLVANI, Relazione ricavata dalle testimonianze di persone che furono presenti all’esecuzione dell’eccidio di Castelnuovo dei Sabbioni, 4 Luglio 1944, [San Pancrazio (Cavriglia), agosto? 1944
ALDO CUCCOLI, Commemorazione Decennale 4 Luglio 1944 / Storia e rievocazione del sacrificio dei 182 Martiri
SUOR MADDALENA DELFINO, 4 Luglio 1944 ! Relazione autografa sull’eccidio avvenuto a Castelnuovo dei Sabbioni, scritta in Castelnuovo circa un mese dopo il fatto, su richiesta di Don Aldo Cuccoli


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